POST BENEVENTO | Ecco dove Baroni non ha convinto
Marco Baroni ha avuto grandi meriti nella costruzione di questo Verona. Ha portato equilibrio, idee e una mentalità riconoscibile. Proprio per questo, però, la prestazione di Benevento lascia qualche interrogativo in più: dalla panchina non sono arrivate le risposte necessarie per cambiare una partita nata male e proseguita peggio.
Il primo dubbio riguarda il modulo. Dopo aver costruito certezze con il 4-2-3-1, Baroni ha scelto di passare al 4-3-3. Una variazione che avrebbe dovuto garantire maggiore solidità e controllo del centrocampo, ma che ha finito per togliere riferimenti alla squadra. Il Verona è apparso meno fluido, poco incisivo tra le linee e troppo prevedibile nello sviluppo della manovra.
La seconda scelta discutibile è stata quella di non rilanciare subito Tomas Suslov. Dopo il buon rientro contro l’Arezzo, lo slovacco sembrava pronto per tornare protagonista. Baroni gli ha invece preferito Compagnon, rinunciando inizialmente a uno dei pochi giocatori capaci di saltare l’uomo, creare superiorità e trovare una soluzione fuori dallo spartito. Suslov è entrato soltanto nella ripresa, quando la partita aveva già preso una direzione complicata.
Non ha convinto neppure la sostituzione di Mathis Le Borgne. Il giovane centrocampista non stava disputando la sua migliore partita, ma rappresentava comunque un punto di riferimento per dinamismo e capacità di recuperare il pallone. Al suo posto è entrato Harroui, ancora lontano dalla condizione migliore. Il cambio non ha aumentato né la qualità né l’intensità della squadra, che ha continuato a faticare nella costruzione e nelle transizioni.
Infine, la gestione di Salvatore Cerbone. Dopo la doppietta contro l’Arezzo, il giovane attaccante meritava probabilmente più spazio in una serata nella quale il reparto offensivo non riusciva a rendersi pericoloso. Baroni lo ha inserito soltanto all’83’, concedendogli troppo poco tempo per incidere realmente. Non si trattava di caricare Cerbone di responsabilità eccessive, ma di sfruttarne prima entusiasmo, freschezza e capacità di attaccare la profondità.
A Benevento non ha perso soltanto il Verona: per una sera non ha convinto nemmeno il suo allenatore. Il cambio di sistema non ha funzionato, alcune scelte iniziali sono apparse conservative e le correzioni sono arrivate tardi. Baroni resta l’uomo giusto per guidare questa squadra, ma proprio perché ha dimostrato equilibrio e lucidità deve essere capace di riconoscere gli errori.
Il problema non è aver sbagliato una partita. Può accadere a tutti. Il problema sarebbe non capire dove e perché è stata sbagliata.

