La prima volta di Ambrosin: il tiro da tre per conquistare la Serie A

Lorenzo Ambrosin si prepara a vivere la sua prima stagione in Serie A, dopo essere stato uno degli interpreti della cavalcata gialloblù verso la massima serie. Classe 1997, 195 centimetri, Ambrosin è un giocatore che porta in dote esperienza, conoscenza del campionato e soprattutto una caratteristica che in Serie A può diventare un'arma preziosa: il tiro dalla lunga distanza.
La conferma a Verona rappresenta per il giocatore un'occasione particolarmente importante. Dopo aver conquistato la promozione con la Scaligera, Ambrosin ha infatti la possibilità di misurarsi per la prima volta stabilmente con la massima categoria. Una sfida che lo stesso giocatore ha indicato come un obiettivo inseguito a lungo, dopo aver vissuto in precedenza promozioni con Tortona e Udine senza riuscire a trovare spazio in Serie A.
La sua ultima stagione offre già una fotografia abbastanza precisa del giocatore. Nel campionato di Serie A2 2025/26 Ambrosin ha disputato 43 partite complessive: 9,5 punti, 3,1 rimbalzi e 0,7 assist in 32 presenze, con il 59% da due, il 37% da tre e il 72% ai tiri liberi.
Il dato che più interessa, però, è quello relativo al tiro pesante. Ambrosin ha costruito una parte importante del proprio rendimento proprio sulla capacità di punire le difese dall'arco. E non si tratta di una caratteristica occasionale: nel 2024/25, a Udine, aveva addirittura chiuso la stagione con un notevole 44,8% da tre, segnando 1,6 triple di media su 3,5 tentativi. In quella stagione produceva 7,6 punti e 2,2 rimbalzi in 16,3 minuti.
Ancora più interessante è guardare al percorso precedente. Nel 2023/24 ad Agrigento Ambrosin aveva giocato un ruolo decisamente più centrale, chiudendo con 15,4 punti e 4,0 rimbalzi di media, mentre il tiro da tre si attestava al 33,7%. Nel 2022/23, sempre ad Agrigento, aveva invece raggiunto 16,8 punti, 3,7 rimbalzi e il 38,2% da tre.
I numeri mostrano quindi una trasformazione interessante: da giocatore con responsabilità offensive importanti ad Agrigento, Ambrosin è diventato progressivamente un elemento più specializzato e funzionale all'interno di squadre ambiziose. Ed è proprio questa versione che Verona potrebbe avere bisogno di vedere in Serie A.
Guardia o ala piccola? Una risposta che può essere entrambe
La definizione più naturale è quella di guardia. I suoi 195 centimetri, però, gli permettono di essere utilizzato anche da ala piccola, soprattutto all'interno di quintetti con caratteristiche fisiche particolari.In Serie A, probabilmente, il suo impiego più interessante sarà proprio quello di una guardia-ala, senza obbligarlo a ricoprire un'unica posizione.
Da numero 2 Ambrosin può giocare accanto a un playmaker capace di creare vantaggi con la palla in mano, occupando gli spazi sul perimetro. In questo scenario il suo compito principale sarebbe quello di ricevere, tirare e attaccare eventualmente il close-out avversario.
Da numero 3, invece, può diventare una soluzione tattica contro quintetti nei quali l'ala piccola avversaria non abbia un evidente vantaggio fisico. La sua dimensione permette infatti di non essere semplicemente un tiratore piazzato sull'angolo: può contribuire anche a rimbalzo e circolazione della palla.
Il vero valore di Ambrosin potrebbe emergere soprattutto senza palla. In una squadra di Serie A, dove i possessi saranno probabilmente maggiormente concentrati nelle mani dei giocatori deputati alla creazione offensiva, il suo compito potrebbe essere quello di allargare il campo. Se il difensore dovesse aiutare sul pick and roll o sulla penetrazione della guardia avversaria, Ambrosin dovrà essere pronto a ricevere e tirare.Il 36,8% da tre dell'ultima stagione, dopo lo straordinario 44,8% di Udine, dimostra che la minaccia è reale. Per la Tezenis potrebbe diventare una semplice ma efficace equazione: creazione degli altri, tiro di Ambrosin.
E proprio perché in Serie A le difese tendono a punire rapidamente gli attaccanti che non rappresentano una minaccia perimetrale, la sua percentuale dall'arco può avere un valore persino superiore ai punti prodotti. Un Ambrosin che viaggia stabilmente intorno al 38-40% da tre obbliga la difesa a seguirlo, aprendo spazi per penetrazioni e giochi a due.
Per questo il suo ruolo ideale sembra essere quello di finalizzatore più che creatore: ricevere in ritmo, muovere la palla, attaccare close-out e sfruttare gli spazi creati dai compagni.In difesa, invece, la sfida sarà soprattutto quella di reggere contro esterni più esplosivi e ali fisicamente superiori. Se utilizzato da 3, dovrà compensare eventuali svantaggi atletici con posizione, letture e disciplina tattica. Il suo valore, in questo senso, sarà legato anche alla capacità di non diventare il punto debole che gli avversari cercano sistematicamente di attaccare.
Il suo valore in Serie A potrebbe essere molto più importante in una dimensione diversa: 10 minuti di qualità, una-due triple nel momento giusto, una buona difesa, qualche rimbalzo e la capacità di mantenere aperto il campo. La Serie A, del resto, potrebbe esaltare proprio la sua specialità. Se Ambrosin riuscirà a trasformare il 36-38% da tre in una minaccia costante, senza rinunciare alla capacità di attaccare il close-out e di difendere con disciplina, potrà ritagliarsi uno spazio significativo nelle rotazioni di Ramagli. Non sarà probabilmente il giocatore chiamato a decidere da solo le partite. Potrà però essere quello capace di cambiarne l'inerzia con tre possessi ben giocati.
Ed è forse questa la vera scommessa di Lorenzo Ambrosin in Serie A: dimostrare che il tiro da tre, quando è accompagnato da intelligenza tattica, dimensione fisica e disponibilità a giocare per la squadra, può diventare molto più di una specialità.
Può diventare un lasciapassare per la massima serie.

